Publication: Ponencias.-La moralepoliticamaiscritta di Hannah Arendt e l’eticadellapersonalita’ di ÁgnesHeller: un dialogo a distanza
Authors
Boella, Laura
item.page.secondaryauthor
Facultades, Departamentos, Servicios y Escuelas::Facultades de la UMU::Facultad de Filosofía
item.page.director
Publisher
publication.page.editor
publication.page.department
DOI
item.page.type
info:eu-repo/semantics/other
Description
Abstract
ABSTRACT
I nuovi pensieri che Hannah Arendt e Agnes Heller hanno portato fuori dai tempi bui della contemporaneità
hanno una forte impronta morale. In entrambe il contesto della filosofia morale tradizionale è radicalmente
superato. Tale superamento assume però in Hannah Arendt il carattere di un’aspra rinuncia. Come Kant non
scrisse mai una filosofia politica, così Arendt non scrisse mai una filosofia morale. Eppure, come la filosofia
politica di Kant è racchiusa nella Critica del giudizio, in cui si indaga il giudizio di gusto (così insegna Arendt),
così la morale arendtiana è espressa in saggi di carattere letterario (Men in Dark Times) e negli epistolari, nelle
lettere scambiate con l’amica scrittrice Mary McCarthy, in quelle scambiate con Heidegger. Forse il
coronamento dell’indagine della vita della mente, la trattazione del giudizio, la capacità che rimette in gioco
l’intera attività della mente al cospetto della realtà, avrebbe rappresentato il momento ricostruttivo della morale
la cui polverizzazione Arendt denuncia con tanta forza. Niente in ogni caso a che vedere con una morale
normativa o anche con una riflessione sul Bene. Non è un caso che Arendt si sia scontrata con il problema
morale per eccellenza, quello della coscienza, al processo Eichmann e abbia costruito il problema della morale
contemporanea attraverso il concetto di banalità del male.
publication.page.subject
Citation
item.page.embargo
Ir a Estadísticas
Este ítem está sujeto a una licencia Creative Commons. http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/