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    Publication
    Open Access
    Naqsbandi e Malamati: una questione di metodo.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Giordani, Demetrio
    Tra le correnti più antiche della storia del Sufismo, i Malāmatiyya sono in particolare coloro che seguono “La Via del Biasimo” e che nel loro comportamento agiscono in modo da non lasciare nessuna traccia della propria attitudine spirituale tra la gente che li circonda. Secondo Abū ‘Abd al-Raḥmān Al-Sulamī essi erano un gruppo di asceti che vivevano nella città di Nīšāpūr alla fine del IX secolo: molti autori dicono che uno dei più importanti appartenenti a questa scuola fosse stato Bayazīd al-Bisṭāmī (m. 874). Nel XIII secolo i Ḫwājaġān, una corrente diffusa ampiamente nell’Asia centrale durante l’epoca del dominio dei mongoli Chagatay, praticavano una ritualità molto simile a quella dei Malāmatiyya di Nīšāpūr, basata sulla “menzione del Nome di Dio in segreto” (ḏikr-i ḫafī) e sulla “solitudine tra la folla” (ḫalwat dar anjoman). Due di questi Ḫwājaġān furono i maestri di Ḫwāja Bahā’uddīn Naqšband (m. 1389). I temi e la pratica della “Via del Biasimo” riappaiono nella tradizione naqšbandī e acquistano profondità e solidità dottrinale nell’opera di Šayḫ Aḥmad Sirhindī (m. 1625) il “Rinnovatore del secondo millennio” dell’Islām (muǧaddid-i alf-i ṯānī).

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